Sintesi del primo incontro della Scuola Genitori - Litigare bene




Il Professor Novara ha aperto l’incontro spiegando la differenza tra conflitto e violenza mostrando anche la specifica definizione di violenza data dall’OMS. Nel senso comune si tende spesso a confondere i due concetti, e quello che è ancor peggio secondo Novara è che, nella lingua italiana la parola conflitto viene spesso utilizzata come sinonimo di “guerra”, il che rende ancora più forte l’associazione tra conflitto e violenza nell’immaginario comune.


Sebbene, sostiene Novara, le statistiche ci dicano che i reati di violenza sono anno dopo anno in constante diminuzione (compreso il femminicidio), la percezione di insicurezza da parte delle persone continua ad aumentare.


Questa idea errata del conflitto viene ampiamente utilizzata anche nella lettura del conflitto infantile da parte degli adulti.


Il Professor Novara sottolinea come sia assolutamente normale che i bambini, soprattutto i piccoli, abbiano difficoltà nella gestione dei conflitti, è una delle cose che stanno imparando e che dovranno imparare a fare. Irrealistica la pretesa degli adulti che i bambini, soprattutto i più piccoli, siano in grado di litigare tra loro senza contatto fisico. La dimensione fisica, in questa fase dello sviluppo, è fondamentale ed inevitabile. Nei primi sei anni sia i maschi che le femmine si accapigliano con frequenza: fa parte proprio dei “compiti” degli adulti quello di insegnare loro a spostare sempre più sul piano verbale e razionale l’analisi e la risoluzione dei conflitti, ma ovviamente questo avviene nel tempo.


Anche le prepotenze della seconda infanzia sono abbastanza” tipiche” e bisogna fare molta attenzione a non prenderle troppo sul serio e non ingigantire il fenomeno: secondo Novara i racconti dei bambini vanno interpretati, i bimbi sono naturalmente vittimistici e tendono a fornire versioni unilaterali dei fatti, soprattutto agli adulti.


A questo proposito il Professor Novara fa notare come, al momento, nel nostro Paese il termine “bullismo” sia spesso abusato e utilizzato in maniera impropria. Il Bullismo, puntualizza Novara, è un fenomeno molto preciso e definito. Lo stesso verbo inglese “to bull” ha una accezione molto forte, mentre spesso in Italia si utilizza bullo per indicare qualcuno un po’ spaccone.



Rispetto a questo è necessario fare attenzione, con il termine bullismo ci si riferisce spesso ad un’età specifica e si fa riferimento a precisi indicatori, tra cui, ad esempio il fatto che la prepotenza sia intenzionale ed orientata a fare un danno: fino a 8 anni o anche 10, sostiene Novara, è difficile attribuire questo tipo di intenzionalità ad un bambino. Inoltre, per configurare un caso di bullismo occorre che la prepotenza sia continuata nel tempo ed orientata sempre alla stessa vittima, e che la vittima sia palesemente inferiore di forze rispetto al bullo.


Per tali ragioni bisogna fare attenzione a non allarmare i bambini e i ragazzi e creando in loro “terrore” ingiustificato e reprimendo ogni forma di conflitto.

Novara sottolinea come, sulla base della sua esperienza, rispetto alla presunta conflittualità / violenza, oggi sia più diffusa e più preoccupante la tendenza dei ragazzi a ritirarsi dalla vita: soffrono più di depressione e di comportamenti autolesivi, tendono ad essere rinunciatari, stanno molto più in casa, molto più da soli rispetto alle generazioni precedenti.


Tornando ai bambini il Professor Novara sostiene che l’aumento esponenziale di diagnosi di disturbi psicologici nei bambini (DHD, iperattività e ipercinetismo, disturbo oppositivo, etc..) sia spiegabile in parte dal fatto che sempre più spesso si confonde l’immaturità infantile con un disturbo.


Anche a scuola capita che si cada nell’errore di volere eliminare il confitto: Novara mostra un esempio di una classe in cui tra le regole c’è scritto: vietato litigare.

Litigare è importante, litigare fa bene, bisogna solo imparare a litigare bene, sostiene Novara.


A questo punto il Professore ha illustrato la sua proposta del metodo maieutico: Litigare bene, da lui ideato e che il CPP, attraverso una rete di formatrici e formatori, è impegnato a diffondere nelle famiglie, ma soprattutto nelle scuole.


Il metodo prevede l’attivazione di un dialogo costruttivo tra i bambini in relazione al loro litigio in cui l’adulto funge da osservatore e semmai da facilitatore del processo, evitando di imporre il proprio ruolo. Novara indica alcune indicazioni fondamentali del metodo: evitare di cercare “il colpevole”; non imporre la soluzione, ma lasciare che i bambini, tra di loro, cerchino una soluzione condivisa; favorire la versione reciproca del litigio, cioè lasciare che ciascuno esponga all’altro la propria versione dei fatti; e infine favorire l’accordo che i bambini stessi individuano, senza imporsi anche qualora non si arrivi ad una vera e propria “soluzione”.


Il Professore, poi sollecitato da una domanda circa l’applicazione di questo metodo in ambito familiare, nella relazione genitori figli, specifica che quanto appena esposto è stato sviluppato per la gestione di conflitti tra bambini, sotto la supervisione di insegnanti e/o genitori.


In conclusione, tornando alla distinzione tra conflitto e violenza con cui aveva aperto l’incontro, il Professor Novara conclude dicendo che: il litigio, ben gestito, è un antidoto alla violenza.



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